Info
- Data
- domenica 20 settembre 2026
Ore 18:00
Chiesa di Santa Maria del Gonfalone
Via Rinalducci, Fano
- Duo Dragonfly
Danusha Waskiewicz
Voce e viola
Naomi Berrill
Voce e violoncello
- Programma
John Dowland
Come Away, Come Sweet Love
Henry Purcell
Chaccone from King Arthur
Tradizionale Irlandese
My Lagan Love
Benjamin Britten
The Sally Garden
Béla Bartók
Book for children 1 no. 13 “Runaway Horse”
Book for children 1 no. 6 “Country Dance”
Hugo Wolf
Auch Kleine Dinge
Johann Sebastian Bach
Cantata BWV 106 "Gottes Zeit ist die allerbeste Zeit"
Béla Bartók
Book for children 2 no. 36 “Roses for my Sweetheart”
Book for children 2 no. 22 “Country Festival”
Henry Purcell
When I Am Laid In Earth
Johann Sebastian Bach
Variazioni Goldberg (selezione)
- Biglietti
INTERO € 20,00
RIDOTTO
Soci WKO € 15,00
Under 18 e persone con disabilità € 10
- Biglietteria on-line www.vivaticket.com
- Teatro della Fortuna, Fano - Tel. 0721 800750
- Venerdì18/9: 17.30-19.30
- Sabato 19/9: 10:30-12:30 / 17.30-19.30 - Chiesa di Santa Maria del Gonfalone, Via Rinalducci, Fano
- Via S. Francesco D'Assisi, Fano
- Domenica 20/9 dalle 17:00 - Prenotazione + bonifico
si veda voce "Contatti"
- Contatti
con il patrocinio di
Comune di Fano - Assessorato alla Cultura e Beni Culturali - Biblioteche
con il supporto di
Regione Marche
Sistemi Klein
Istituto ottico Ciaroni
Rivierabanca
Giardino di Santa Maria
La distanza fra una voce e uno strumento di liuteria è una distanza incerta, uno strumento ad arco rende possibile cantare mentre si suona, una viola e un violoncello si possono insinuare nel tessuto vocale. Il repertorio di questo concerto si è adattato a questa ambiguità metamorfica, attraversando musiche nate in contesti diversi e riportandole alla relazione diretta fra le due interpreti.
Il percorso comincia con la musica inglese composta tra Rinascimento e Barocco. “Come Away, Come Sweet Love” di John Dowland appartiene al repertorio delle lute songs, raccolte destinate alla pratica musicale domestica dell’Inghilterra elisabettiana. La voce non è concepita come una parte solistica sostenuta da un accompagnamento subordinato ma attrice di un continuo dialogo con lo strumento. Qualche decennio più tardi Henry Purcell scrive una “Chaconne” come musica di scena del King Arthur, mentre “When I Am Laid In Earth” mette in musica il lamento di Didone. Il suo basso ostinato discendente, drammatico e ineluttabile, è diventato uno dei più riconoscibili esempi della retorica musicale del lamento barocco.
Il passaggio alla musica tradizionale irlandese conduce a un diverso rapporto fra autore e materia sonora. “My Lagan Love” appartiene a un repertorio tramandato oralmente e legato alla tradizione dell’Ulster, raccolta da Herbert Hughes nel Donegal nel 1903 e pubblicata l’anno successivo in Songs of Uladh. Il testo è di Joseph Campbell, poeta di Belfast, che lo compose sulla melodia tradizionale. Britten lavorò a lungo sulla tradizione delle folk songs inglesi, realizzando durante la Seconda guerra mondiale una serie di arrangiamenti destinati alla voce e al pianoforte. “The Sally Gardens”, basato sul testo di William Butler Yeats, appartiene a questa raccolta. In entrambi i casi la melodia non è il risultato di una composizione individuale fissata una volta per tutte, ma porta con sé una storia di trasmissioni e varianti.
È proprio il rapporto con il materiale popolare a rendere significativo l’accostamento con l’opera di Béla Bartók. La raccolta “For Children” viene composta nel 1908-09 utilizzando melodie raccolte durante le sue ricerche sul canto contadino ungherese. Nonostante la sua dimensione didattica, Bartók non rinuncia ad affrontare problema compositivo centrale della sua ricerca artistica: il rapporto tra il popolare e l’autorialità. I due mondi accostati creano un’osmosi nella quale entrambi modificano la propria fisionomia.
“Auch kleine Dinge” di Hugo Wolf porta il rapporto fra parola e musica in un’altra direzione. Il Lied apre l’Italienisches Liederbuch, composto tra il 1890 e il 1891 su traduzioni tedesche di poesie italiane raccolte da Paul Heyse. Il testo comincia con un’affermazione apparentemente semplice, secondo cui anche le piccole cose possono procurare gioia. Wolf costruisce la musica con una precisione quasi prosodica, facendo dipendere il profilo della linea vocale dalle inflessioni interne della parola.
I due brani di Bach appartengono a momenti distanti della sua biografia. “Gottes Zeit ist die allerbeste Zeit” risale probabilmente al 1707, quando Bach aveva poco più di vent’anni, mostra già una scrittura capace di intrecciare il testo con una costruzione contrappuntistica rigorosa. Le “Goldberg-Variationen”, pubblicate nel 1741, appartengono invece alla piena maturità del compositore, sviluppano un principio di trasformazione continua a partire da una stessa struttura armonica.
Nella versione proposta questa sera, il repertorio viene riportato a una formazione in cui la separazione fra canto e accompagnamento va dissolvendosi. Viola e violoncello possono sostenere il canto oppure prenderne temporaneamente il posto; una stessa musicista può produrre contemporaneamente una linea vocale e una linea strumentale indipendente. L’ordine delle parti muta: ciò che nelle versioni originali è affidato a una voce accompagnata da uno strumento estraneo viene qui sintetizzato in un unico organismo.