Concerti

Non solo colore

Info

  • Data
  • mercoledì 22 luglio 2026
  • Ore 21:30


    Chiesa di S. Maria del Gonfalone
    Via Rinalducci, Fano

  • Programma
  • Gioachino Rossini

    Il Barbiere di Siviglia: Ouverture


    Gioachino Rossini

    La gazza ladra: Ouverture


    Austin Franklin 

    Impulse


    Minoru Miki

    Marimba spiritual


    Intervallo


    Gioachino Rossini

    Guglielmo Tell: Marcia


    Marc Mellits

    Gravity


    Gioachino Rossini

    Tancredi: Ouverture


    Joachim Horsley

    Beethoven in Havana

  • Biglietti
  • INTERO € 20,00


    RIDOTTO 

    Soci WKO € 15,00

    Under 18 e categorie protette € 10


    • Biglietteria on-line www.vivaticket.com
    • Teatro della Fortuna, Fano - Tel 0721 800750
      - Domenica 19/7: 17.30-19.30
      - Lunedì 20/7: 17.30-19.30
    • Chiesa di Santa Maria del Gonfalone, Via Rinalducci, Fano
      - Via S. Francesco D'Assisi, Fano
      - Mercoledì 22/7 a partire dalle 20:30
    • Prenotazione + bonifico
      WunderKammer Orchestra ETS
      Iban IT45V0623013301000015184073
      Causale "Concerto percussionisti Fano"
  • con il patrocinio di
    Comune di Fano - Assessorato alla Cultura e Beni Culturali - Biblioteche


    con il supporto di

    Regione Marche

    Sistemi Klein

    Istituto ottico Ciaroni

    Giardino di Santa Maria

CAUSA ALLERTA METEO ARANCIONE L'EVENTO SI TERRÀ IL 22/07 PRESSO LA CHIESA DI SANTA MARIA DEL GONFALONE (VIA RINALDUCCI, FANO) ALLE ORE 21:30


L’Ottocento è il secolo che consacra il concetto di opera d’arte originale, ma è anche un secolo di grandi trascrizioni. Mentre si sviluppa l’idea di fedeltà al testo musicale compositori e musicisti riscrivono instancabilmente il repertorio passato e contemporaneo, modificano strumenti, durate, destinazioni. Nelle loro mani tutto è lecito.

Rossini si presta con grande facilità a questo esperimento. Le sue ouverture a livello strutturale appaiono già come dispositivi autonomi, in grado di emanciparsi dal contesto da cui provengono, dalla drammaturgia operistica, dalla loro compagine orchestrale. Le ouverture del Barbiere di Siviglia, La Gazza Ladra, Tancredi e la marcia dal Guglielmo Tell popolano opere liriche diversissime tra loro, eppure appaiono gemellate da una stessa concezione del tempo e dello spazio musicale, costruita per progressivi accumuli di energia. Una cellula ritmico-melodica viene reiterata in maniera quasi ossessiva, con variazioni impercettibili, leggeri slittamenti, via via acquisendo energia potenziale. Il ritmo incalza, sotto i nostri occhi quello che era un motivetto insignificante si trasforma in una montagna, il “crescendo rossiniano”. Separata dalla scena teatrale questa architettura rivela una natura quasi astratta, una trama di vettori in incessante progressione.

Non è un caso che il repertorio per ensemble di percussioni abbia sviluppato negli ultimi decenni una predilezione per Rossini. La sezione delle percussioni in orchestra è stata a lungo considerata periferica, soltanto nel Novecento rivendica una propria autonomia trasformandosi da elemento marginale a strutturale del discorso compositivo. Rileggere Rossini attraverso un ensemble di percussioni significa osservare il momento in cui ciò che nell’Ottocento costituiva un mero motore propulsivo emerge e si fa soggetto.

Le opere originali di Austin Franklin, Minoru Miki, Marc Mellits e Joachim Horsley abitano lo stesso territorio. Impulse, Marimba Spiritual, Gravity e Beethoven in Havana non cercano un rapporto di continuità stilistica con Rossini, condividono piuttosto la concezione del ritmo come principio strutturale. Il discorso musicale e il suo sviluppo non viene caratterizzato ma informato dal dato ritmico. Si tratta della stessa intuizione che ha reso possibile trascrivere le ouverture rossiniane, spostare il baricentro di ascolto verso ciò che per molto tempo era rimasto sullo sfondo.

La storia degli strumenti a percussione segue un percorso curioso. Per secoli hanno evocato sì il militare, ma anche il rituale, l’esotico, elementi che la tradizione europea percepisce come estranei a sé. Nel Novecento questa alterità conquista il centro dell’orchestra e con esso una nuova idea di colore, di gesto, di forma. Affidare oggi Rossini a un quartetto di percussioni significa affrontare un’inversione prospettica, modificare la gerarchia dell’ascolto. Ciò che prima era a sostegno del discorso musicale diventa ora il discorso stesso.

Michele Fontana